Come è potuto accadere? L'Olocausto era davvero inevitabile? Noi oggi sappiamo che i Governi Alleati allora non si sono mossi con decisione per fermare quella tragedia. Breitman, storico americano, ci dice che i cronisti americani in Germania alla fine del 1941 (alla vigilia dell'entrata in guerra degli USA) riuscirono ad assistere alla partenza dei primi convogli di Ebrei verso l'Est! Oggi, del resto, è storicamente provato che le Forze Alleate non hanno mai bombardato le linee ferroviarie di accesso ai centri di sterminio!
Certo, Hitler era cattivo, i fascismi e i fascisti suoi alleati non furono da meno, certo! Ma 6 milioni di Ebrei, sterminati in pochi anni, in maniera pianificata e organizzata! Dove è accaduto questo orrore? E' accaduto in Europa, nella civile Europa, nella cristiana Europa, in Germania, nella coltissima Germania, dove perfino un Heidegger, innamorato di una Hannah Arendt, non riesce, vivendo lì, a vedere l'orrore mentre nasce e si diffonde, e non fa nulla per vederlo!
Ma, Dio mio! Ci vogliono spie che stanino gli Ebrei, i Rom...e tante! Ci vogliono funzionari locali che li segnalino, e tanti! Ci vogliono amici, parenti, vicini, colleghi, amanti, preti, suore, maestri, dottori, che li conoscono e non muovono un dito, che tacciono e fanno finta di niente! Ci vogliono autisti che vadano a strapparli dalle loro case, e poliziotti e soldati, e capistazione che organizzino i convogli, e macchinisti che facciano andare le loro macchine, e addetti al vettovagliamento per il viaggio, e uomini per le scorte! Ci vogliono ingegneri e architetti per progettare Auschwitz, e muratori e carpentieri, idraulici, elettricisti che mettano in piedi il campo e lo facciano funzionare! Ci vogliono burocrati che controllino i documenti, doganieri che diano il visto, prefetture che approvino, impiegati che mettano i timbri, fabbri che forgino i timbri con marchi da tatuare sulla pelle dei deportati, sarti e sarte per cucire i numeri di matricola e le stelle di David sui loro capi!!!Ci vogliono infermieri e cuochi e inservienti e fuochisti per far andare i forni, e spalatori per chiudere le fosse con la calce sopra i cadaveri!!! Ci vogliono intellettuali cauti e guardinghi (ma quelli non mancano mai!) o intellettuali massimalisti sui massimi sistemi e rivoluzionari nei salotti ma ciechi e sordi alla realtà (e neanche di questi c'è mai carestia!).
Ci vogliono soprattutto occhi, tanti occhi, tantissimi occhi capaci di voltarsi dall'altra parte al momento giusto per non vedere, per non vedere niente!!!
Milioni e milioni di esseri umani sterminati ! Un'opera immensa, che non sarebbe mai riuscita senza la complicità di 200 milioni di europei indifferenti! Una complicità che nella Storia gli Europei non hanno fatto mancare neanche in passato a chi se la prendeva con gli Ebrei.
Lo storico Traverso ci dice :"l'Olocausto nasce dalle viscere sociali e culturali dell'Europa, non è nè un incidente di percorso nè una malattia...e neppure il risultato dell'irruzione di forze irrazionali nel cuore della civiltà. Figlio dell'Europa, l'Olocausto ne rimette in discussione la storia e la civiltà. In questo senso, esso continua a interrogare il nostro presente!".
In definitiva, l'Olocausto interroga l'archeologia della nostra modernità, le strutture disciplinari di imprigionamento e di rigetto, pone ancora oggi domande sul peso del conformismo in una società individualista di massa, indaga il primato del biologico sul politico, in una parola..l'era del globale nella quale ci troviamo. E allora faremo memoria dell'Olocausto,di questa storia orrenda, se riusciremo a mettere in discussione le pratiche sociali, i linguaggi e i codici che oggi ci muovono, se cioè riusciremo a rompere il senso comune dell'evidenza ossia lo spazio criminale che abitiamo ancora oggi!
Viva il pensiero libero e creativo, sempre controcorrente, sempre voce fuori dal coro!!!
giovedì 16 gennaio 2014
martedì 14 gennaio 2014
IL DIO DEI CRISTIANI......NO......NON PUO' ESSERE.....
Il Dio dei Cristiani non può essere ..........
-un Dio che giustifica l'esaltazione dell'accumulo del denaro e dei beni
-un Dio giudice freddo che umilia e che castiga
-un Dio che legittima le guerre, le ronde, il reato d'immigrazione irregolare
-un Dio del Natale del consumismo e della superficialità
-un Dio che di preferenza si fa trovare nelle Chiese o nelle verità dogmatiche
-un Dio che giustifica i giudizi moralistici nei confronti di chi fa più fatica a vivere, di chi è in condizioni esistenziali, familiari, sessuali diverse rispetto alla presunta normalità
-un Dio maschilista che nella società e nella Chiesa afferma sottomissione, volgarità, violenza nei confronti delle donne
-un Dio bianco, occidentale, europeo, padano
-neppure un Dio cristiano quando la sua presenza legittima discriminazione, xenofobia, razzismo o quando diventa pretesa per alimentare paure, chiusure etniche, identitarie, localistiche
-un Dio indifferente ai drammi e alle speranze della Storia!
-un Dio che giustifica l'esaltazione dell'accumulo del denaro e dei beni
-un Dio giudice freddo che umilia e che castiga
-un Dio che legittima le guerre, le ronde, il reato d'immigrazione irregolare
-un Dio del Natale del consumismo e della superficialità
-un Dio che di preferenza si fa trovare nelle Chiese o nelle verità dogmatiche
-un Dio che giustifica i giudizi moralistici nei confronti di chi fa più fatica a vivere, di chi è in condizioni esistenziali, familiari, sessuali diverse rispetto alla presunta normalità
-un Dio maschilista che nella società e nella Chiesa afferma sottomissione, volgarità, violenza nei confronti delle donne
-un Dio bianco, occidentale, europeo, padano
-neppure un Dio cristiano quando la sua presenza legittima discriminazione, xenofobia, razzismo o quando diventa pretesa per alimentare paure, chiusure etniche, identitarie, localistiche
-un Dio indifferente ai drammi e alle speranze della Storia!
sabato 11 gennaio 2014
IL BUON SAMARITANO.....IN VERSIONE MODERNA !
Un uomo andava da Brescia a Verona....Strada facendo fu assalito e malmenato da manifestanti o dalla polizia. Fu comunque abbandonato...ferito...sul ciglio della strada. Le ore scorrevano e l'uomo restava lì...nessuno si fermava. Passò una Mercedes.....sopraggiunse anche una Cinquecento. Sulla Cinquecento una donna ...sicuramente di facili costumi (statisticamente nigeriana o albanese, siamo nel 2014 ....quindi non una veneta o una lombarda). Sulla Mercedes un uomo...cattolico devoto...forse con la camicia verde :"O Signore, disse l'uomo dentro di sè, grazie per avermi fatto nascere bianco...padano e cattolico ! Non come quella donna, che non può essere cattolica, bianca non è di certo, e quasi sicuramente sarà musulmana e comunque...è una poco di buono!". E fece cenno all'autista di muoversi, giacchè la sera avanzava. La donna, che non aveva i documenti in regola e faceva un mestiere non compatibile con la polizia, voleva andarsene anche lei.....ma improvvisamente la vecchia Cinquecento si piantò! Allora scese....e perso per perso...decise di soccorrere l'uomo ferito.Era un ragazzo...non era possibile capire se fosse ebreo...arabo o cristiano....e comunque soldi in tasca non ne aveva. La donna, sospirando, trascinò il ragazzo fino alla Cinquecento, poi girò il pomello dell'aria e cominciò a tirare la messa in moto...."O Signore, borbottò fra sè e sè, o Allah o come cavolo ti chiami.....se questa macchina parte, forse ce la faccio a portarlo fino al pronto soccorso. Dammela una mano....almeno tu! Lo so.....questo mio mestiere non ti piace, ma dimmi...come devo fare a campare?". Improvvisamente il 500 bicilindrico... raffreddato ad aria .....cominciò a tossicchiare e la macchina si avviò! Intanto all'altro capo dell'autostrada il padano ....cattolico.....devoto si chiedeva "ma chi è che fa entrare in Italia queste prostitute negre...senza Dio...e musulmane?".
venerdì 10 gennaio 2014
A COLORO CHE VERRANNO di B. Brecht
I
Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non 1'ha saputa ancora.
Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!
E 1'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'affanno ?
E’ vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, sono perduto).
“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?
Eppure mangio e bevo.
Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tèma trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!
2
Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Al mio tempo, le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.
3
Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.
Eppure lo sappiamo:
anche 1'odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche 1'ira per 1'ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si poté essere gentili.
Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza.
venerdì 3 gennaio 2014
FILASTROCCA TI CAPUTANNU Una filastrocca di G.Rodari in dialetto torrese (Torre S.Susanna)
Fammi l'auguri pi tuttu l'annu,
vogghiu gennaiu cu lu soli t'aprili
lugliu friscu e marzu gentili,
vogghiu lu giurnu senza la sera,
vogghiu nu mari senza tempesta,
vogghiu lu pani sempri friscu,
sobbra lu cipressu nu fiuru ti pescu,
cu ssontu amici lu iattu e lu cani,
cu essi latti ti li funtani.
Ci vogghiu troppu...no mmi tari nienti,
tammi na facci allegra sulamenti!
vogghiu gennaiu cu lu soli t'aprili
lugliu friscu e marzu gentili,
vogghiu lu giurnu senza la sera,
vogghiu nu mari senza tempesta,
vogghiu lu pani sempri friscu,
sobbra lu cipressu nu fiuru ti pescu,
cu ssontu amici lu iattu e lu cani,
cu essi latti ti li funtani.
Ci vogghiu troppu...no mmi tari nienti,
tammi na facci allegra sulamenti!
giovedì 2 gennaio 2014
L'ARTE DI FARSI FOTOGRAFARE
La riproduzione di se medesimo, da qualunque lato si consideri, è un’aspirazione umana e una necessità sociale.
L’uomo ha sempre avuto un desiderio acuto e naturale di tirare sè stesso a uno o parecchi esemplari. A raggiungere tale scopo, un tempo non esisteva che un sistema: quello d’aver dei figli. Ma poi.... non somigliavano. Ora invece si ricorre alla fotografia. La quale, diciamolo pure, ha invaso e sottomesso l’intera umanità, non senza causare frequenti disastri. Anzi, a questo proposito, sono assalito da tremendi ricordi. Anni addietro, ebbi la malattia della romanità, che sarebbe come una specie di mal di denti al cervello. Da principio, il malato non ha che qualche brivido nei musei del Campidoglio, poi un’affezione ai bronchi del Colosseo con chiari di luna. In capo a un mese, il bacillo archeologico ha fatto progressi spaventevoli. Le guance del malato prendono una tinta Gregorovius, e sente sopra lo stomaco le terme di Caracalla. La malattia fa il suo Corso, anzi, la sua via Appia: e il malato è ridotto a frequentare il palazzo dei Cesari, località pericolosa assai per il cervello umano, poichè è necessario tutto ricostrurre con la fantasia, anche ciò che non è mai esistito. Ricordo un cicerone coscienzioso che diceva a certi inglesi:
— Vedono lì quel magnifico monumento che non c’è? Quello è il monumento di Vespasiano.
Un giorno, mentre giravo per la domus aurea, che non esiste, vidi una signora solitaria la quale ascendeva la scalinata ciclopica della Rocca d’Evandro. Era lei! una lei che non mi conosceva affatto, ma che io adoravo ugualmente. Non era bella, ma d’una eleganza suprema. Un paio d’occhi.... un paio d’orecchi.... un paio di vite.... no, una sola, ma che vita! per quella vita avrei dato la mia.
Ella non mi vide, perchè nascosto dietro un muricciolo che può essere tanto il muro greggio di un orto, quanto il palazzo imperiale di Tiberio: e piano e pensosa si fermò a quel crocevia dove è fama che Cassio Cherea, desideroso di offrire una tragedia a Raffaello Giovagnoli, abbia trucidato l’imperatore Caligola.
Quando la vidi immersa nelle meditazioni storiche, mi accostai alle sue spalle e le dissi:
— Sì! questo è il punto dell’assassinio!
Ella mandò un grido di spavento, mentre io balbettavo:
— Pardon! Si tratta di Caligola.... qui Cassio alla testa dei congiurati.... qui un congiurato alla testa di Cassio.... via, si faccia coraggio; forse non è vero niente.
Basta! mezz’ora dopo eravamo tanto amici che mi permise d’accompagnarla dalla via Sacra al portone meno sacro di casa sua. Anzi, ricordo che nella via Sacra scivolai e mi feci male giusto all’osso che.... da quella via prende il nome (si tasta dietro). Qualche giorno appresso, fui regolarmente presentato al marito, il quale era tanto una brava persona. Senonchè, una sera, in piazza Colonna si avvicinò un noioso venditore di Ricordi di Roma. Per levarmelo d’attorno, mi venne l’idea di regalare al coniugi uno di quei ricordi, per la modica spesa di sessanta centesimi. Non l’avessi mai fatto! Proprio la prima fotografia era il fatale crocevia di Caligola, in fondo a cui si vedevano due figure di diverso sesso, in attitudine alquanto, forse molto sospetta. La fatalità ci aveva trascinato sotto l’obbiettivo d’un fotografo inconsapevole.
Io mi turbai. Ella si turbò. Il marito si conturbò. Morale: il palazzo dei Cesari è tutto una rovina.... anche per la pace domestica.
Dunque le azioni dell’uomo giusto devono essere tali da potersi impunemente riprodurre in fotografia. Ma non basta neppure essere giusti. Mentre l’arte del fotografo ha fatto progressi enormi, un’arte sorella è rimasta nella barbarie; l’arte di farsi fotografare.
Basta sfogliare un album di fotografie, per rimanere oltremodo inorriditi davanti all’ignoranza di quelle persone che hanno creduto di farsi fare un ritratto. Tutti artificiosi! tutti posatori! L’uomo o la donna che s’abbandona alla fotografia dovrebb’essere una persona tranquilla e semplice come una figura giottesca. Errore, e dei più gravi, è l’indossare un abito nuovo o raramente usato. L’abito nuovo è un grande nemico dell’uomo. La persona che porta a spasso un abito nuovo ha sempre la fisonomia contraffatta. Egli ha un occhio che ride e uno che piange. L’occhio destro sorride all’abito nuovo e lo ammira specchiandosi nelle vetrine dei negozi: ma l’occhio sinistro ha paura di quella macchia che ovunque pende sui soprabiti nuovi, come quella spada di Damocle che, tanto per cambiare, chiamerei la dama di Spadocle. È inutile! l’uomo oppresso da un abito nuovo, ha un’andatura diversa dalla solita: una maniera diversa di pensare.... Che più? un abito nuovo può cambiare persino, violentemente, il corso fatale della vita d’un individuo. Supponiamo un caso dei più comuni.
È una bella domenica....
(Non so se abbiate notato che la domenica è bella sempre, mentre un Domenico bello io non l’ho mai conosciuto).
Dunque è domenica: io indosso un abito nuovo e lo porto a spasso. Quando gli è il tocco, vado in trattoria. Il cameriere, che conosce i miei gusti, mi offre un fricandolino squisito, un fricandolino col sugo che schizza. A me che ho un soprabito nuovo?... Fossi matto. Mi rassegno invece a una fetta di arrosto freddo, asciutto e tiglioso, che mi resta sullo stomaco. Il soprabito è salvo, ma la salute è compromessa. La sera vado a trovare, mettiamo, la mia fidanzata: ma un uomo che sta male di stomaco non sa essere galante, e ne segue un ricambio di sgarbi e di dispetti. Per reazione, vado al circolo a giuocare, e naturalmente perdo. Così da una parte disperdo il matrimonio, dall’altra disperdo il patrimonio. Allora divento irascibile. Perchè ho un carattere originale, molto diverso dagli altri: per esempio, quando perdo.... son di cattivo umore!
Nasce una questione con un compagno di gioco: dalla questione nasce una sfida: all’alba si va sul terreno e l’avversario mi fa cinque o sei buchi sul soprabito che ho salvato dal fricandolino. Un individuo vestito di nuovo, per ciò, è quasi sempre in punto di morte. Come può mai un agonizzante essere in grado di farsi fare un ritratto in fotografia?
Altro sbaglio, non meno grave, quello di consegnar la testa al barbiere prima che al fotografo: sbaglio grave farsi lisciare i capelli, specialmente quando non se ne ha; farsi lisciare o tingere i baffi, procurarsi cioè una faccia artificiale, di breve durata, quasi per mistificare il fotografo, come a dirgli:
— Desidero un ritratto che, fra qualche ora, non abbia più alcuna rassomiglianza con me.
Nel momento supremo poi tutti cadono in uno sbaglio fondamentale: dimenticano di dimenticare che stanno davanti al fotografo, così che il ritratto ha l’impronta odiosa d’un uomo che sa di farsi fare il ritratto.
L’ideale sarebbe di poter dire al fotografo:
— Vi do tempo due mesi, sei, un anno; prendetemi nel momento opportuno e senza che io me ne accorga, fotografatemi.
Sistema eccellente, ma inattuabile, tanto più per le signore.
Una signora ha sempre dei momenti in cui non desidera essere sorpresa da nessuno, neppure da un fotografo.
Un ripiego ci sarebbe: ossia l’istituzione del.... buco. Mi spiego.
Ogni stabilimento fotografico dovrebbe avere un salone d’aspetto, che chiamerei la sala delle anime inconsapevoli. Mentre il cliente aspetta, da un buco invisibile il fotografo potrebbe ritrattarlo a sua insaputa, col soccorso dell'istantanea. Ma allora tutti i ritratti rappresenterebbero, con desolante monotonia, un uomo che aspetta, e l’uomo che aspetta non ha più la sua faccia, ma la faccia dell’uomo che si rompe le scatole.
Conviene dunque concludere che tra la fotografia e la specie umana esiste ancora un abisso, e in attesa di tempi migliori converrà prendere una via di mezzo: usare della fotografia, ma non abusarne.
Non far, cioè, come quei due innamorati i quali, per non essere soverchiati uno dall’altro, andarono incontro a una tragica fine.
Lei mandò a lui un ritratto.
Lui si fece fotografare col ritratto in mano. Lei si fece fotografare col ritratto in mano di lui che teneva in mano il di lei ritratto.
Lui si fece fare il ritratto col ritratto in mano di lei, che teneva in mano il ritratto di lui, che teneva il ritratto in mano di lei.
Lei ancora....
Ma basta! tanto amore si spense in un lago d’odio e di collodio.
Pensate dunque ai gravi pericoli, e nel momento supremo del ritratto, prima alzate gli occhi al cielo, raccomandatevi caldamente alla Provvidenza e poi andate a farvi fotografare tutti quanti.
di L.A. V.
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