domenica 3 maggio 2015

Omerta' e cultura mafiosa

Tra i vari elementi che compongono la struttura culturale del mafioso, l’omertà è il più fondante, esprime un’essenza specifica, una conditio sine qua non. Non si dà, infatti, mafioso senza omertà mentre può essere diffusa la considerazione opposta, che esista omertà senza che ci sia necessariamente mafia. C’è una forma di omertà innata nel genere umano che deriva dalla paura di ricevere un danno irrimediabile dall’esporsi, dalla denuncia di nomi o fatti, con conseguenze che potrebbero intaccare il quieto vivere di ciascuno. La rottura dell’omertà in genere, implica, un diffuso solidarismo sociale, uno scarso potere di dominio del più forte sul più debole. Per quanto concerne l’Italia, una ricerca di Giorgio Chinnici ha ampiamente dimostrato come, anche l’omertà abbia costituito uno stereotipo utile a relegare un carattere umano definito a un ambito regionale, (Trasgressioni realizzate, Milano, Unicopli, 1988), quando, al contrario, la Sicilia, in termini di denunce, si colloca al di sopra degli standard medi nazionali, con ciò sfatando una concezione antropologica del siciliano che lo vorrebbe quasi geneticamente predestinato. Non è così e l’allargamento del consenso contro l’imposizione del pizzo e la territorialità delle mafie lo dimostra. Vi sono, tuttavia, elementi peculiari al carattere dell’omertà dei siciliani, che coincidono con quelli propri della cultura mafiosa. Nel vocabolario siciliano-italiano illustrato di Antonino Traina omertà è sinonimo di “omineità”, parola che esprime la “qualità dell’essere uomo”, una modalità del farsi uomo. Essere uomo significa avere molta abilità, per cui si dice: farsi uomo nel senso di “diventare uomo di conto”, e “fare l’uomo”, nel senso di “fare il forte, l’astuto, il serio”. Ma si noti anche come il detto “fare un uomo”, stia a significare “mettere alcuno in sua vece”, o assumere qualcuno che faccia un lavoro subalterno. Una sorta di derivazione di sè stesso: l’altro fa quello che “l’uomo” non vuole o non riesce a fare, mettendo qualcuno al posto suo. L’omertà è un intreccio complesso, di complicità, di giochi psicologici e materiali di dominio e di soggezione, di forme della centralità maschilista, con risvolti particolarmente significativi per quanto concerne la supremazia del ruolo maschile, come starebbe a dimostrare lo stesso mondo proverbiale (“dda casa chi nun cc’è omu nun havi nnomu” – nella casa in cui non c’è un uomo non c’è un nome; “l’omu ‘n vista a la donna sempri ammagghia”/ la donna in vista all’omu si travagghia” – l’uomo al cospetto della donna si lega a maglia, la donna al cospetto dell’uomo si dà da fare-; “genti assai ed omini picca” – molta gente e pochi veri uomini-; “ogni bbeni da l’omu veni” – ogni bene viene dall’uomo). Va sottolineato che nel sistema culturale mafioso, l’omertà non è una qualità effettuale, ma un elemento strutturale causale, capace di determinare conseguenze e di esprimere una condizione valoriale intrinseca. Pertanto la definizione che dànno alcuni dizionari della parola deve essere letta con la suddetta avvertenza. Si veda, ad esempio, il Garzanti che scrive: “forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Nel senso estensivo ha anche il senso di solidarietà, silenzio su mancanze, colpe altrui per salvaguardare propri interessi, per timore di conseguenze negative o altro. Forse forma napoletana di “umilità”, per indicare sottomissione alle regole della camorra”. Definizioni tutte che vanno intese come risultati di processi di cui l’omertà non è una manifestazione evidente, ma la causa, la struttura che li rende necessari. Il problema si lega, cioè, al processo dinamico di formazione della personalità del mafioso, lungo il percorso che va dal terreno dell’affinità dentro i limiti della generica cultura mafiosa, a quello della significazione e dell’affiliazione, segnando il salto di qualità da una condizione nella quale l’individuo è ancora libero di crescere e formarsi in altro modo, ad una fase nella quale, al contrario, egli compie una scelta decisiva, consegnandosi al modello della cultura mafiosa. (G.C.)

prof di metodologia della traduzione della lingua latina.....

Prof di Metodologia della traduzione della lingua latina.....già docente nei Licei e Istituti Magistrali impartisce lezioni anche on line

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VENITE PURE AVANTI (dal Cirano di F.Guccini)

Venite pure avanti, voi con il naso corto signori imbellettati, io più non vi sopporto Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio. Venite pure avanti poeti sgangherati inutili cantanti di giorni sciagurati buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria ma non avete scorza Godetevi il successo, godete finché dura ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe Io sono solo un povero cadetto di Guascogna però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti venite portaborse, ruffiani e mezze calze feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto assurdo bel Paese. Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz'ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d'essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo ma dentro di me sento che il grande amore esiste amo senza peccato, amo ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi a parlarle non riesco, le parlerò coi versi. Venite gente vuota, facciamola finita voi preti che vendete a tutti un'altra vita se c'è come voi dite un Dio nell'infinito guardatevi nel cuore, l'avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso le verità cercate per terra, da maiali tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali tornate a casa nani, levatevi davanti per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco. Io tocco i miei nemici col naso e con la spada ma in questa vita oggi non trovo più la strada non voglio rassegnarmi ad essere cattivo tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo; dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché ormai lo sento, non ho sofferto invano se mi ami come sono, per sempre tuo Cirano.

venerdì 1 maggio 2015

IL PIU' BEL GIORNO !

S’io facessi il fornaio vorrei cuocere un pane cosi grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole. Un pane cosi verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chilì i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame! Il più bel giorno di tutta la storia! GIANNI RODARI

Ah! Questi adulti!

Gli adulti? Non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose".(dal Piccolo Principe)