Viva il pensiero libero e creativo, sempre controcorrente, sempre voce fuori dal coro!!!
mercoledì 27 gennaio 2016
LA MEMORIA NON SI COMMEMORA......SI ESERCITA !!!
MA COSA CI PROMETTIAMO DI RICORDARE ? LA MEMORIA NON SI COMMEMORA....SI ESERCITA !!!
Ma esattamente dove sono le istruzioni per festeggiare una “giornata della memoria” come quella di questo 27 gennaio dell’anno 2016 facendo finta di niente? Ma davvero oggi risulta potabile e possibile citare Primo Levi fingendo di non sapere quanto sia tradito nelle chiacchiere da bar, tra i commenti che galleggiano nel web, nei giudizi immorali passati come scherno? Esattamente oggi cosa potranno insegnare ai loro figli quelli che non si sono ancora puliti della bava sputata contro qualcuno? Davvero riusciranno a dir loro che un tempo è successo che un popolo sia stato giudicato per la razza, la provenienza e la cultura e sia stato dichiarato colpevole di esserci, di esistere, di occupare spazio geografico, economico e sociale?
Ma davvero oggi è possibile spiegare ai giovani che, coperti dall’indifferenza vigliacca della maggioranza, pochi sono riusciti ad ambire alla cancellazione di un intero popolo? Esattamente, oggi, per questa giornata della memoria che è diventata un traino per la cinematografia e letteratura del settore, chi ci promettiamo di ricordare? Gli ebrei ammazzati perché ebrei,i rom perchè rom,gli omosessuali perchè omosessuali, i siriani perseguitati perché infedeli, gli annegati annegati perché non europei, i palestinesi perché palestinesi? Chi tra questi? Ma che differenze troverete per evitare ai più giovani l’occasione di un’associazione di idee tra una deportazione su ferro e una deportazione via mare? Chi sono gli aguzzini? Chi sono gli indifferenti? Chi sono i politicamente vigliacchi?
Ma...no...la memoria non si commemora !!! La memoria si esercita!!! E ci vuole il fisico per esercitarla: una mente allenata a nuotare controcorrente, un cuore duro abbastanza per essere buono, braccia forti, schiena diritta e un olfatto pronto ad annusare. “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria” scriveva Primo Levi. Leggendolo davvero potremmo sentirci tutti assolti?
La demolizione di un uomo è un cantiere sempre aperto che ripropone gli stessi errori in tutte le epoche in cui ritorna: la ghettizzazione di un popolo su basi razziali; l’insensibilità.... se non il fastidio per il lamento di qualcuno, raccontandolo come lagna inutile perché senza soluzioni a disposizione; la ferocia condonata in nome dell’autopreservazione; una calcolata sciatteria nel dare le informazioni; il convincimento generale di attraversare un periodo critico che richieda soluzioni estreme e che blandisca gli egoismi; LA COSTRUZIONE QUOTIDIANA DI UN FASTIDIO, UNA SGRADEVOLEZZA DA NON CELARE VERSO QUALCUNO TUTTI I GIORNI, TUTTO IL GIORNO, SEMPRE LUI; un’iperbolica apprensione per le disgrazie della nostra razza per sembrarci e sembrare comunque abili alla solidarietà; l’accettazione di una scala di priorità basata non sui bisogni ma su chi ne ha bisogno; una generalizzata convergenza nel ritenere prioritari i più vicini, primo germe di un familismo spacciato per federalismo oppure lo sdoganamento della formula “erano altri tempi” per tragedie che sono umane, mica temporali.
OGNUNO ANCHE OGGI E' EBREO DI QUALCUNO !Oggi il camino, addirittura, sono riusciti a farlo sotto il mare.
Buona giornata della memoria. E buona memoria applicata....se ci riesce!
lunedì 25 gennaio 2016
MI STA A CUORE: Ah! QUELL'OMOFOBIA........CHE CI PORTIAMO ADDOSSO ...
MI STA A CUORE: Ah! QUELL'OMOFOBIA........CHE CI PORTIAMO ADDOSSO ...: Ah! Quell'omofobia....che ci portiamo addosso ! Ero un adolescente agli inizi degli anni'60 e allora spesso l'omosessualità er...
QUELLO CHE CI SALVERA' !
Ero un adolescente agli inizi degli anni'60 e allora spesso l'omosessualità era associata alla pedofilia !
Quell’idea di perversione, che allora si respirava,condizionava il mio immaginario, mi era rimasta nella pancia e anche se cominciavo a sentire e vedere che esistevano omosessuali nel mondo e non sembravano degli sporcaccioni, quell’imprinting era come un filtro tra me e loro.
Come ho fatto a liberarmi da questo immaginario?
Ho avuto la fortuna di essere una persona curiosa. Ho cominciato presto a girare l’Italia da giovanissimo, ho conosciuto moltissima gente, ho avuto la fortuna anche di conoscere omosessuali dichiarati. Ma se io non avessi avuto l’occasione dell’esperienza della conoscenza, quel filtro non si sarebbe dissolto.
Spesso persone che stimo per la loro cultura e che sono realmente convinte della necessità di lottare per i diritti civili di gay, lesbiche e trans, ammettono che PERO’.... se ne vedono due per strada che si tengono per mano......si irrigidiscono, provano turbamento ! Perché non si tratta di essere colti o meno, qui si tratta di cosa ci si porta addosso, nell’ombelico.
Fobia significa paura oggettivamente ingiustificata. Qualcosa che mi turba senza un reale motivo. L’omofobia non è solo quella violenta degli insulti, delle sprangate in un vicolo. Che sia ingiustificabile l’omofobia violenta siamo sempre (quasi) tutti d’accordo. C’è una forma di omofobia che tutti e tutte ci portiamo addosso, chi più che meno, e che ha a che fare con la cultura che ci ha nutriti di stereotipi e paure, in un paese omofobo e sessuofobico. Io la chiamo omofobia lieve. L’omofobia lieve è quel disagio che sentiamo addosso.... anche se, a parole, diciamo di rispettare tutti, quando percepiamo nel nostro intimo quel «però».
Che cos’è quel «però»? A volte diciamo che è pudore, ma non è vero. È timore ! È il non voler socchiudere una porta che preferiamo lasciare chiusa, quando basterebbe poco per scoprire che dietro non c’è niente di speciale. Tutto il castello di impercettibili paure, che abbiamo costruito intorno all’omosessualità, si sgretola di fronte alla sua banalità. Perché è tutto come nelle coppie eterosessuali. A volte splendido, a volte no, a volte l’amore dura una notte, a volte un mese, a volte una vita intera.
L’unica via per sconfiggere il TIMORE, che sentiamo dentro, è CONOSCERE . In ufficio, in fabbrica, in negozio, passiamo ore, sono la nostra seconda casa. Con i colleghi parliamo di noi, ascoltiamo i loro racconti. Ma se un collega è gay o una collega è lesbica, allora no, siamo discreti, prudenti. Se poi è trans le difficoltà si amplificano, ma capita raramente di avere colleghe e colleghi trans perché hanno enormi difficoltà ad essere assunte/i in un panificio come in un ufficio (è ancora forte lo stigma trans-prostituta, perché è soltanto di trans che si prostituiscono che ci parla la televisione, gli altri, le altre, «non esistono»).
Ma quanti di noi hanno mai provato ad entrare veramente nella loro quotidianità? Forse dovremmo tentare di
entrare nelle vite degli altri per scoprire, poi, che non sono tanto diverse dalle nostre vite, le nostre stesse vite.
Oggi continuiamo a pensare che il modello fondante di amore tra due persone sia quello eterosessuale perché quello che dà naturalmente la vita.
Lo spermatozoo feconda l’ovulo, questo non si discute.
Ma è come se i sentimenti, gli affetti e il desiderio dovessero dare la precedenza alla procreazione naturale, sempre e comunque. Oggi la scienza ha fatto passi avanti su questo, e la scienza ci piace quando ci salva la vita, ci cura le malattie.
Chi si ostina a ritenere innaturale la famiglia omogenitoriale invoca la Natura in quanto madre illustrissima e intoccabile a cui bisogna lasciar fare. Ma, guarda caso, sono proprio gli stessi che, invece, non ne vogliono sapere di lasciar fare alla Natura quando si accaniscono a tenere in vita per 18 anni una ragazza grazie a un respiratore che di naturale non ha niente !
La Natura diventa buona o cattiva, a piacimento. e noi abbocchiamo, perché le certezze ci piacciono e ci rassicurano! Abbiamo poco tempo per approfondire, siamo indaffarati e stanchi, spesso non abbiamo il tempo di interrogarci, di riflettere con calma, ci fermiamo agli slogan, e abbocchiamo !
Anche sbandierare al mondo di avere amici gay tradisce una forma di omofobia lieve; se sono davvero sereno, non ho bisogno di specificare alcuna etichetta !
Oggi ci sono dei cattolici integralisti – che non rappresentano tutto il mondo cattolico ma che finiscono però sui media e quindi diventano «il mondo cattolico» – che mettono in guardia contro quella che chiamano la teoria del gender, teoria che non esiste, ma che, secondo loro, verrebbe propagandata nelle scuole,cercando di uniformare maschile e femminile in un qualcosa di ibrido con risvolti perversi.
Quello che, invece, si fa nelle scuole, si chiama Educazione alle differenze o Educazione di genere.
Non vuol dire educare al neutro, dire che tra maschi e femmine non ci sono differenze o istigare ad una sessualità spregiudicata.
Significa educare al rispetto delle differenze, che è altra cosa; significa aiutare bambini e bambine, ragazzi e ragazze, a capire che l’aggressività non è cosa da maschi e la pazienza cosa da femmine, significa insegnare loro che non ci sono soltanto il bianco e il nero, che c’è fluidità nelle nostre identità, significa aiutare chi si scopre una identità sessuale differente dal modello eterosessuale dominante a non sentirsi penalizzato, sbagliato, difettato, condannato all’infelicità, soprattutto in quel momento della crescita, l’adolescenza, che vede le sofferenze amplificarsi tanto da essere insopportabili, a volte così insopportabili da togliersi la vita !
Ma chi ha sponsor danarosi può pagarsi anche una pagina di propaganda fanatica su un quotidiano nazionale e allora in tanti leggiamo che la parola genere è pericolosa, e allora sentiamo che,se qualcuno ne parla a scuola, via a dire di NO, senza nemmeno sapere di che cosa si sta parlando. C’è perfino il rischio che anche persone, che ricoprono ruoli istituzionali importanti in tema di educazione, si lascino condizionare dalle varie forme di violenza psicologica che allarmano i genitori e calcano la mano sul naturale senso di protezione verso l’infanzia !
Questi integralismi che istigano all’odio contro gli omosessuali e, sbandierando slogan contro la parola “gender”, non rappresentano che se stessi, una minoranza gretta (a volte si rivelano anche banalmente dei mediocri in cerca di fama) ma pericolosa !
Tutto quel mondo cattolico aperto ed accogliente, portatore dei principi cristiani, non finisce alla tivù, non scende in piazza in manifestazioni omofobe che ci riportano al medioevo, ma oggi quello che io non vedo non esiste.
Eppure esiste.
Questi integralisti si sono organizzati proprio per frenare qualcosa che loro non riescono ad accettare, proprio come negli anni 50, nel Mississippi o nell’Alabama, il kkk frenava contro l’apertura mentale della popolazione bianca, che non voleva più schiavi ma uomini e donne liberi con cui convivere pacificamente.
Ho visto il film Selma. Quello che ha sconfitto razzismo e schiavitù, in Alabama, oltre alla lotta dei neri che hanno perseverato nella loro ribellione, pagando spesso con la vita il loro coraggio, è stata la partecipazione di tanti bianchi che sono scesi in strada con i neri, uomini e donne dalla pelle bianca hanno detto No alla violenza di altri uomini e donne bianche. Che hanno detto «non in mio nome», «io non sono così».
E allora non occorre aspettare dunque di avere un amico o un familiare omosessuale per dissociarci dall’omofobia, da chi agisce e istiga all’odio non in nostro nome.
Anche l’indifferenza rende complici. Anche il silenzio !
Quando assistiamo a discorsi omofobi, ad azioni omofobe, dobbiamo dissociarci, prendere posizione. Al bar, al parco, sul nostro posto di lavoro.
Si sente dire che gli omosessuali si auto-discriminano. Anche io mi isolerei se non potessi tenere per mano mia moglie quando passeggio, scambiarmi con lei una tenerezza, allungare semplicemente una mano per stringere la sua mentre siamo al ristorante.
Provate a immaginare di dover presentare una moglie o un marito come il migliore amico, la migliore amica, per mesi, per anni, per una vita intera. Non lo trovereste insopportabile?
Perché di questo si tratta !
Ci sono delle coppie insieme da trent’anni anni, che non si sono mai dichiarate ai propri genitori, che li hanno già persi senza aver potuto dire «Ehi, papà, guarda che non è vero che non ho ancora trovato la persona giusta».
Tornando all’adolescenza, provate a immaginarvi cosa vuol dire a 14, 15 anni, subire atti di bullismo a scuola, su facebook, dover fare finta di avere una fidanzatina o un fidanzatino e vergognarsi davanti allo specchio perché sai che ai tuoi genitori faresti schifo se sapessero come sei.
Provate a pensare cosa significa doversi giustificare per come si è, dover essere contenti se quelli intorno a voi vi accettano, non vi fanno del male.
Le persone non si devono accettare o tollerare.
Io non mi faccio accettare, gli altri prendono atto che io esisto, punto.
Nessuno indaga sulla mia vita sentimentale o sulla mia sessualità, nessuno mi chiede di giustificare i miei desideri.
Nessuno mi soffoca, mi chiude in un recinto.
A volte quando parliamo di diritti e leggi, sacrosanti, rischiamo di dimenticarci che stiamo parlando della vita quotidiana delle persone, della loro felicità e della loro infelicità. Di un rubinetto che perde un po’ di dolore ogni giorno, per tutta la vita.
Nei momenti socialmente difficili, come quello che stiamo attraversando, c’è il rischio che gli stereotipi si rafforzino, perché lo stereotipo è qualcosa di certo e dunque di rassicurante. Più il nostro futuro ci appare incerto e più ci aggrappiamo alle poche cose certe che ci riportano indietro, a quando avevamo meno paura del presente e del futuro. C’è dunque il rischio di una deriva violenta, di cui abbiamo già degli esempi drammatici. Proprio per questo è indispensabile che ognuno di noi guardi alla propria coscienza e si interroghi su quello che vuole fare, su quello che vuole essere. Vuole seguire il mondo, che va avanti e cambia ed è già in movimento, o vuole remare indietro, dimenticando che le discriminazioni ci hanno fatto conoscere il peggio di noi?
Nell’Alabama e nel Mississipi negli anni 50 avevano paura a stare vicino a un nero sull’autobus. Il razzismo non è sconfitto, ma hanno un presidente nero. Per eleggere un presidente nero significa non solo non averne paura, ma averne fiducia, perché andare a votare e mettere la croce su quel nome significa affidargli il proprio destino.
Le cose sono cambiate in America, ma i neri sono sempre gli stessi di 70 anni fa. Gli omosessuali di oggi sono quelli che 70 anni fa si nascondevano in matrimoni eterosessuali infelici, sono gli stessi che tra 70 anni cammineranno per strada per mano senza che nessuno si volti a guardarli.
Tra settanta anni il mondo guarderà a noi con la stessa rabbia e la stessa compassione con cui ricordiamo l’ignoranza di quelli che, pur non facendo parte del kkk, avevano paura a sedersi a scuola, in chiesa, al cinema, vicino a un nero. Li vediamo nei film e ci indigniamo, li troviamo violenti e patetici.
Perché aspettare di guardarci indietro con commiserazione e rimpianto?
Oggi possiamo decidere da che parte stare, possiamo e dobbiamo dire la nostra perché ogni discriminazione riguarda anche noi.
In Europa siamo tra gli ultimi paesi in fatto di rispetto dei diritti civili. È una vergogna, se pensiamo a quando è stata scritta la nostra Costituzione, che parla di diritti e rispetto, di libertà, di dignità di tutte le persone, che è stata scritta per difenderci, per non farci mai più imbruttire, per non farci tornare mai più a quei tempi oscuri.
Non sprechiamo energie per capire perché siamo tornati indietro nuovamente, investiamo le nostre energie per dirci che indietro non vogliamo più tornare. Per dirci che, presi uno ad uno, siamo più avanti di quel che pensiamo, ma se non lo diciamo, se stiamo zitti, non ci rendiamo nemmeno conto di essere più evoluti di coloro che ci vogliono tenere a bada, e che forse oggi alzano la voce proprio perché sentono che gli stiamo sfuggendo di mano, che siamo davvero pronti a sentirci cittadini europei e rendere questo Paese più aperto e più giusto !
Di omofobia lieve soffriamo tutti, l’abbiamo bevuta nel biberon, ma possiamo curarci. Cominciando a riconoscercela addosso, per poi dichiararla ed elaborarla con serenità.
Di omofobia lieve si può guarire, ma non da soli. Bisogna aiutarsi l’un l’altro, e contemporaneamente, come per tante patologie, fare prevenzione. E bisogna investire con fiducia nei ragazzi e nelle ragazze – anche loro mal rappresentati dai media – nella loro forza e nella loro capacità di essere più onesti e liberi, più capaci di convivere anziché dividere di quanto lo siamo stati noi.
Il fallimento sociale ci dice che è finito il tempo dell’individualismo, dell’avidità, della spregiudicatezza che ci ha inaridito e impoverito, economicamente e umanamente. Che dobbiamo e possiamo riprenderci quella capacità di creare cultura e civiltà, capacità che, a volte, sembra soffocare nella grettezza, ma che abbiamo ancora, che è il nostro patrimonio, è un patrimonio che non abbiamo difeso, ma che portiamo con noi.
Quello che ci salverà è rimettere al centro le relazioni umane, è ritrovare un’alleanza tra esseri umani. E questo può accadere soltanto se ricominciamo da noi, restituendo ai nostri figli ma anche a noi stessi quelle parole come rispetto, libertà, civiltà, che ci fanno vivere meglio tutti, e che ci meritiamo!
domenica 17 gennaio 2016
MI STA A CUORE: LO ZIGEUNERLAGER...........L'OLOCAUSTO DIMENTICATO...
MI STA A CUORE: LO ZIGEUNERLAGER...........L'OLOCAUSTO DIMENTICATO...: Il lager per famiglie Rom....lo Zigeunerlager viene costruito dopo il Decreto della rappresaglia dei Rom firmato da Heinrich Himmler. Quest...
lunedì 4 gennaio 2016
In una bianca stanza......
Le prime avvisaglie dell'aurora
svelano l'umanità dormiente dietro una finestra d'ospedale ritrovo il senso dell'immenso. In una bianca stanza coatti compagni nella sofferenza frantumano il guscio della malattia con un buondì e un dolce sorriso!
svelano l'umanità dormiente dietro una finestra d'ospedale ritrovo il senso dell'immenso. In una bianca stanza coatti compagni nella sofferenza frantumano il guscio della malattia con un buondì e un dolce sorriso!
lunedì 7 dicembre 2015
I Promessi Sposi? Ecco cosa succede quando li rileggiamo da adulti !
I promessi sposi partono male. Essere un testo scolastico squalifica, annega nell’astio la sua bellezza,.. eppure anche così lo adoravo. La geniale ironia, l’eterna modernità della grida manzoniane: ogni periodo storico ha avuto le sue ed è difficile leggere il libro senza pensare che sia stato scritto il pomeriggio prima. Mi venivano le lacrime agli occhi ogni volta che leggevo della madre di Cecilia che mette la sua bambina sul carro dei monatti, con il suo vestitino pulito in mezzo alle membra scomposte dei cadaveri buttati. La potenza visionaria di quella compostezza, in mezzo al caos, rendono quelle pagine tra le più belle della letteratura mondiale.
Pochi tradimenti hanno l’ovvia meschinità e il livido squallore della morte di Don Rodrigo. Ma se la morte del signorotto era spettacolare, la sua vita mi lasciava perplesso: consideravo un non senso narrativo.... l’infatuazione per Lucia, che sicuramente era tanto carina, ma aveva il fascino di una gallina lessata, e soprattutto consideravo un non senso narrativo l’espediente usato, ovvero mandare i bravi al parroco.
Se gli stessi bravi Don Rodrigo li avesse mandati a rapire Lucia , tutto si sarebbe risolto. Per qualcuno che disponga di bravi, anche il problema del fidanzato diventa irrilevante, faccio ricorso a una nota regola della medicina psicosomatica che afferma che quando a qualcuno vengano fratturate le gambe, tibia e perone bilateralmente, si calma immediatamente.
Un’altra strada sarebbe stata eliminare Renzo mediante falsa accusa: abigeato , aver sputato nell’acqua santa, o altro e dopo di che sommergere Lucia e soprattutto Agnese, di sete , merletti, ori, capponi, visoni veri o fasulli, a seconda del livello di coscienza animalista o biglietti di crociera, con accurata eliminazione dell’isola del Giglio. Di tutte le strategie seduttive o di prevaricazione, mandare i bravi dal parroco sembra la più platealmente scema. D’accordo permette una scena geniale, chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare, ma è veramente il minimo risultato con il massimo sforzo, un’ evidente corsa verso il disastro. E poi non funziona lei, Lucia, la negazione dell’eroina adolescenziale post moderna.
È stato decenni dopo, mentre studiavo la storia e la psicologia dei totalitarismi genocidari, dalla Vandea ad Auschwitz, passando per l’Ucraina, che la genialità della trama de I Promessi Sposi finalmente si è illuminata nella mia mente, ha scintillato di luci dorate come i fuochi d’artificio la notte di Capodanno. Violentare Lucia non dà nessuna soddisfazione.
Rodrigo vuole corromperla. È la sua anima che vuole. Oltretutto il sado senza il maso non è molto divertente, si sprofonda nella noia. Non 50 sfumature di noia, ma un unico blocco grigiastro duro e puro.
Don Rodrigo sa già che Lucia è incorruttibile. Lo sa perché Lucia ha qualcosa di luminoso nel sorriso e nello sguardo ed è quello che Rodrigo deve abbattere, proprio perché è quella luce che ama. L’uomo distrugge ciò che ama di più , quando non può averlo. Rodrigo deve abbattere Lucia ma né l’oro né la violenza possono riuscirci.
Rodrigo fa la cosa ovvia: attacca la Chiesa, la profana nelle vesti di un ometto vile che si nasconde nell’abito sacerdotale per mascherare la sua paura. Lucia deve restare isolata dalla sua etica per crollare.
Il signorotto agisce esattamente come tutti i totalitarismi quando aggredisco un popolo.... ne aggrediscono la religione, la ridicolizzano, la corrompono. Don Rodrigo fa un’azione sensata per corrompere Lucia ed è ovvio che la voglia perché Lucia in realtà è una creatura straordinaria, con il suo coraggio indomabile, la sua dolcezza invincibile.
Lucia è Antigone, è la ragazza della Rosa Bianca che si batte contro Hitler, Lucia è il ragazzo cinese che ferma il carro armato.
Lucia è il coraggio dell’integerrimo .
Lucia Mondella for president.! (S.D.M.)
Iscriviti a:
Post (Atom)