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venerdì 18 aprile 2014

La lettera di commiato di Gabriel Garcia Marquez ai suoi amici.

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano, starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!! Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali. Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell'amore. Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza. Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini! Ho imparato che tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata. Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene stretto per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall'alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella valigia, infelicemente starò morendo.

martedì 18 febbraio 2014

LEONIA........da Le Città Invisibili di I. Calvino

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la
popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava
 con saponette appena
sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti,
 estrae dal più
perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora
intonsi, ascoltando le
ultime filastrocche dall’ultimo modello di apparecchio.
Sul marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica
 i resti della
Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio
. Non solo tubi di
dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali
 contenitori, materiali
d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie,
pianoforti, servizi di
porcellana: più che dalle cose che vengono fabbricate,
 vendute, comprate,
l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni
giorno vengono buttate
via per far posto alle nuove.
(...) Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai
nessuno se
lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la
 città s’espande, e gli
immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza
 del gettito
aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano,
si dispiegano su un
perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia
 eccelle nel
fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora
 la sua sostanza,
resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni
e combustioni. E’ una
fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda
Leonia, la sovrasta da ogni
lato come un acrocoro di montagne.
(...) Più ne cresce l’altezza, più aumenta il pericolo
 delle frane: basta
un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato
 rotoli dalla parte
di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari
 d’anni trascorsi, fiori
secchi sommergerà la città nel proprio passato che
invano tentava di
respingere, mescolato con quello delle città limitrofe
 finalmente monde:
un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa,
cancellerà ogni
traccia della metropoli sempre vestita a nuovo
.

lunedì 17 febbraio 2014

L'odio delle generazioni....umiliate!!!

Nella realtà sociale del nostro Paese continua ad essere spesso sottaciuto il problema di intere generazioni di giovani dimenticati, delusi e umiliati dall'arroganza di quelle generazioni di anziani che hanno "occupato" il potere negli ultimi 30 anni!!!  Nel linguaggio del parlamentare grillino Di Battista....era fin troppo evidente..l'odio non solo nei riguardi  di una intera classe politica,ma anche nei riguardi di quelle generazioni di padri e nonni che hanno non solo determinato la rovina economica del Paese ma anche soffocato le potenzialità, le competenze e l'entusiasmo di quei trentenni e quarantenni che oggi gridano vendetta !!! Si potrà non essere d'accordo con il programma grillino ma è evidente tuttavia che "il tutti a casa" del comico genovese coglie lo stato d'animo e il desiderio di rivolta di quei giovani umiliati da una classe dirigente, che, a tutti i livelli, ha demolito il patrimonio culturale, morale e civile del nostro Paese ! Sono tanti ormai coloro che si rendono conto dei danni morali, economici e sociali provocati da una insulsa e corrotta classe dirigente allorchè improvvisamente si scopre che giovani preparati e ricchi di passione politica sono stati relegati in una condizione servile di umiliazione professionale e morale! Mi sono chiesto.....quanti sono oggi nel nostro Paese i Di Battista che si presentano forse con un linguaggio che non ammette repliche...quasi arrogante, ma che certamente è il frutto di uno stato d'animo di grande sofferenza morale e psicologica??? E' questo oggi il dramma di giovani che non sono più disposti a "costruire" insieme con gli anziani il futuro dopo tante ...troppe illusioni e che non accettano più il dialogo nemmeno con qualche coetaneo ammesso nelle stanze del potere e perciò ritenuto omologato e perfettamente integrato nel sistema!!!

La cittadinanza e la sudditanza......non sono la stessa cosa !

Il ventennio berlusconiano ci ha lasciato in eredità non solo la devastazione dei valori politici e morali ma anche una generalizzata condizione di sudditanza rispetto a chi esercita il potere "da padrone delle ferriere"! Incarichi e nomine nei posti nevralgici del potere sono stati distribuiti a chi dimostrava la propria fedeltà al padrone e a chi aveva dato prova del più bieco servilismo! Un sistema di potere e una rete inestricabile di affari che hanno contaminato anche il partito democratico non solo nei gruppi dirigenti a livello nazionale ma anche nelle strutture di base del partito denominate "circoli", probabilmente perchè le intese affaristiche dovevano .....circolare nel gruppetto degli amici degli amici in stretta connessione con il notabile di turno! La Politica è stata massacrata proprio dove doveva celebrare il suo trionfo cioè nei circoli nel momento dei vari congressi in cui le varie mozioni sono diventate carta straccia, sacrificate alla conta di iscritti inesistenti e di delegati-sudditi dei vari Kapo, impegnati a prendere possesso delle varie poltrone a cominciare dalle segreterie e dei vari direttivi di circolo. Sia a destra che a sinistra aleggia quà e là  la paura del suddito, che non riesce a rialzare la schiena in quanto schiacciato da chi, senza alcun pudore, utilizza il potere economico personale per comprare e per corrompere e da chi, in ragione del proprio ruolo, mette in atto il sistema del voto di scambio! Sudditanza e paura investono soprattutto i giovani ,che non avendo nemmeno una personale autonomia economica, si guardano bene dal contrastare il notabile o il faccendiere di turno! Chi pone il problema di una cittadinanza irrispettosa del potere o di un risveglio culturale e politico in questo momento storico rischia di fare la figura del don Chisciotte ! Chi critica o dissente è spesso considerato "voce fuori dal coro" , un folle che non sa quel che dice. Don Sturzo a chi aveva paura si rivolgeva con il suo motto "siate liberi e forti".......è un messaggio che va indirizzato a tutti indistintamente.....alle varie associazioni anch'esse attanagliate dalla paura, sia quelle laiche che quelle religiose, ai giovani che si sentono umiliati, a chi in ragione del proprio ruolo potrebbe operare per una società più libera e più democratica. Si tratta di non lasciare solo chi opera per il cambiamento e soprattutto di acquisire la consapevolezza che tutti insieme è possibile far crollare il potere degli analfabeti politici e degli affaristi !!!

mercoledì 12 febbraio 2014

LA DEMOCRAZIA....UMILIATA !!!

Come popolo italico abbiamo molto da imparare dal mondo anglo-sassone quando parliamo di democrazia e istituzioni. Oggi,ormai,è storicamente provato che nella I Repubblica nel nostro Paese il veto americano non ha mai permesso l'alternanza di governo, che avrebbe sicuramente visto il governo delle sinistre in Italia. Una pseudodemocrazia la nostra, con un Paese a sovranità limitata in quanto sistematicamente controllato dagli USA. E tuttavia, almeno apparentemente, c'era un Parlamento che legiferava e i tanti governi di centro e di centro-sinistra, quasi tutti di breve durata,che comunque sgovernavano o malgovernavano ! Con Berlusconi la politica scompare e tutto viene deciso nella sua dimora...Palazzo Grazioli !Un Parlamento di nominati e una opposizione inesistente da parte della sinistra, che spesso si è rivelata il migliore alleato del Cav. !!!
Anche nel PD, a livello nazionale e a livello locale, la politica e con essa la democrazia è stata umiliata in quanto a prendere il sopravvento anche nei più piccoli circoli PD sono state le Consorterie ossia le alleanze tra gruppi d'affari, che hanno dato il colpo di grazia alla credibilità della struttura-partito. Chi ha avuto qualche esperienza di partecipazione a qualche assemblea di partito nel PD sa bene che in Assemblea si trasferivano decisioni prese altrove...in casa del capobastone di turno....decisioni che non era possibile assolutamente mettere in discussione. In occasioni di scadenze elettorali le liste erano preconfezionate in casa del capobastone o dei Capi-bastone ! Oggi a livello nazionale con un Parlamento di nominati tutto si decide in casa di Napolitano, con ben tre Presidenti del Consiglio non eletti dal popolo ma nominati in perfetto accordo col Presidente della Repubblica dalle Consorterie più forti nel PD e negli altri partiti delle strettissime intese! Siamo ormai alla democrazia cancellata e umiliata !!! Quanta amarezza, quando constatiamo il nostro divario istituzionale e costituzionale sempre più incolmabile rispetto al sistema profondamente democratico dei Paesi anglosassoni ! Quando gli italiani potranno mai appropriarsi veramente della democrazia???

giovedì 30 gennaio 2014

Fondamentalismo e comunità di gruppi e gruppetti

Spesso, dopo l'ennesima Assemblea ....partecipata ma ,come al solito, inconcludente, non riusciamo a darci delle risposte rasserenanti riguardo ad un dibattito acceso, che c'è stato, ma che non è approdato ad alcun risultato....anzi le divisioni, l'incapacità di ascoltare le ragioni dell'altro hanno avuto il sopravvento rispetto all'unità d'intenti e rispetto ad un certo modo di essere Comunità ! Appunto.....essere Comunità o meglio essere una buona Comunità! Quando riusciamo a generare una buona Comunità? Quando tutti i nostri rapporti...d'amicizia....d'amore .....di compiacimento verso se stessi riescono ad aprirsi agli altri e accolgono quelli che per noi sono estranei o non-amici.Se non c'è questa apertura, non potremo mai dar vita ad una Comunità.....ad una buona Comunità!
Anche in un piccolo paese noi siamo bravissimi quando siamo con gli amici, i familiari, insomma con la nostra piccola tribù....ma sappiamo bene che noi esercitiamo le dimensioni più importanti della nostra umanità soltanto nei gruppi dei non-amici cioè delle persone non-elettive....che non ci siamo scelte. Con loro noi impariamo veramente i codici della relazione, dello spirito, importantissimi per la nostra esistenza in quanto ci consentono di porre dei limiti ai nostri compiacimenti e al nostro narcisismo (che brutta malattia!) e di esprimere ai massimi livelli la nostra laicità!
Personalmente mi ritrovo in una nuova Comunità da circa 23 anni in cui ho la vaga sensazione di esercitare il mio senso critico come un apprendistato permanente allorchè si cerca di rimanere fedeli  a se stessi....con una chiara conseguenza cioè di non riconoscersi nella Comunità in cui si vive, al punto di avere l'impressione di aver sbagliato tutto e forse persino Comunità! Si tratta di un risveglio molto faticoso soprattutto quando penso a tanti giovani del mio stesso paese, che saranno mamme e papà di una Comunità in grave ritardo sotto il profilo sociale e culturale. Se i non-amici continueranno ad essere tali per noi cioè diversi...... "inascoltabili" perchè esercitano liberamente il loro senso critico, avremo l'umiliazione del significato più profondo della vita comunitaria! Il risultato sarà quello che noi abbiamo davanti ai nostri occhi ( e che non ci piace nè riconoscere nè provare a denunciare apertamente)......cioè una Comunità( di gruppi e gruppetti) schiava del fondamentalismo (evidente nel sociale e persino nello spirituale) dedita esclusivamente alla venerazione di se stessa !!!

martedì 28 gennaio 2014

L'interdizione dai pubblici uffici non è misura vendicativa ma misura preventiva ....caro Renzi!!!



Raniero La Valle - Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione

La proposta Renzi-Berlusconi comprendente la legge elettorale sottoposta ora alla Camera e la rapida abolizione del Senato, va respinta.

In via di principio va dato un segnale di irricevibilità di una proposta di assetto istituzionale ideata col concorso determinante di una personalità politica in stato di interdizione dai pubblici uffici. Sarebbe mal posta la questione moralistica del “non trattare con un condannato” o una questione d’immagine dei luoghi e delle modalità degli incontri; è invece una grave questione di ordine istituzionale il fatto che il maggiore partito italiano ed il suo segretario eludano e contraddicano la decisione cautelare della magistratura che con l’interdizione dai pubblici uffici interpreta l’interesse pubblico ad evitare che un soggetto già giudicato come dannoso possa ulteriormente nuocere alla comunità. La pena accessoria dell’interdizione non è infatti, nella ratio dell’ordinamento dello Stato di diritto, una misura vendicativa volta ad infierire sul colpevole, ma è una misura di prevenzione a beneficio della collettività perché essa non sia esposta ai rischi prevedibili provenienti dall’esercizio di funzioni pubbliche da parte di quel condannato.

Nel merito la proposta elettorale avanzata da Renzi in sintonia con Forza Italia, configurando un modello che modifica l’ordine dei fattori ma non la sostanza del “Porcellum” maggioritario, dimostra che la via di un’assicurazione della governabilità attraverso artifici elettorali ed istituzionali è ormai preclusa. Non solo essa non garantisce il risultato di una vera governabilità (data l’eterogeneità delle coalizioni cui soglie e premi di maggioranza costringono i partiti) – e dunque è priva di razionalità secondo la sentenza della Corte – ma è causa ed incentivo di sempre più gravi sconvolgimenti democratici.
Se non si esce da quella logica non si potrà che mercanteggiare, in infinite variazioni, quanto debbano essere piccoli i piccoli partiti per essere esclusi dal Parlamento e dal voto, quanto debbano essere grandi i grandi partiti per meritare il premio di maggioranza, quanto debba essere bassa la soglia di accesso alla ripartizione dei seggi se si fa parte di una coalizione e quanto debba essere alta se invece non se ne fa parte, come debbano essere architettati gli sbarramenti per ripescare le minoranze o i partiti locali, per discriminare tra partiti e movimenti, per far passare la trave e filtrare il moscerino. E ciò naturalmente secondo l’unico criterio dell’interesse di quanti hanno di volta in volta forza contrattuale nel negoziato.
Si può avere una prova delle ricadute negative di questi esercizi di alchimia elettorale, nel fatto che oggi la riforma elettorale è presentata in un pacchetto, insieme all’abolizione del Senato e alla riforma del titolo quinto della Costituzione. La questione del bicameralismo è senza dubbio molto seria, e l’idea di un suo superamento ha fatto negli ultimi anni molti proseliti. Però essa con la riforma della legge elettorale non ha nulla a che fare; certo, se si abolisce il Senato non si deve neanche eleggerlo, ma questa non è una riforma elettorale, è il passaggio a un altro ordinamento. Tanto è vero che le due cose non sono connesse, che la legge elettorale si deve fare subito, mentre per il Senato si devono aspettare i tempi costituzionalmente necessari alla riforma; dunque in ogni caso nella legge elettorale il Senato viene oggi preso così com’è. Allora sarebbe più serio discutere dell’abbandono del Senato come problema in sé, senza la ridicola motivazione del risparmio, perché se si tratta di risparmiare il discorso varrebbe anche per la Camera, e avrebbe ragione Berlusconi quando propone di ridurre la Camera alla riunione dei sei o sette capigruppo. Può darsi che il bicameralismo sia diventato troppo lento, però non lo si può liquidare come un ping-pong, e bisognerebbe almeno chiedersi quale posto esso ha nella tradizione democratica e perché i Costituenti del ‘47 lo hanno introdotto, non certo per rinverdire il Senato regio, ma per dare maggiori garanzie di libertà e di diritti, e puntare su una legislazione più controllata e lungimirante, cosa che in molte occasioni il Senato della Repubblica è effettivamente riuscito a fare.
Se non si discute nel merito, assumere come se fosse un’idea ormai di senso comune che il Senato sia un ente inutile, fa nascere il sospetto che la vera idea sia che il Parlamento è inutile, e intanto almeno se ne abolisce la metà.
Altrettanto sconcertante è la coazione a ripetere per cui oggi viene presentata come un meraviglioso risultato di efficienza una proposta di legge elettorale che riproduce esattamente tutti i vizi di incostituzionalità denunciati dalla sentenza della Corte, e quindi tende consapevolmente a instaurare sul terreno vitale dei diritti politici un diritto illegittimo. Basta pensare ai due differenti quozienti elettorali, che esprimono il rapporto voti-seggi, uno dei quali è definito “quoziente di maggioranza”, l’altro “quoziente di minoranza” con la conclamata violazione del principio costituzionale dell’eguaglianza del voto; basta pensare alla sproporzione tra la soglia del 35 per cento dei voti richiesta per accedere al premio di maggioranza, e il tetto del 53 per cento dei seggi fissato per legge sia alla Camera che al Senato; tutto ciò integra quel vizio denunciato dalla Corte Costituzionale di “una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”.
L’insegnamento che si può trarre da questa vicenda è che occorre del tutto cambiare discorso. Espedienti migliori di quelli che oggi sono proposti per mettere insieme urne e governabilità si possono certo trovare; ma per arrestare decisamente l’inquinamento del sistema, meglio è ricollocare nel suo giusto ambito la questione della governabilità, che non è tecnica ma politica, e restituire alla politica, non alle acrobazie elettorali, il compito di assicurare stabilità ai governi del Paese.
Questo vuol dire restituire alle urne il vero e primario compito di esprimere la rappresentanza, ciò che non conosce strumento migliore che un’elezione col sistema proporzionale, senza premi di maggioranza e sbarramenti innaturali che sommandosi insieme devastano il Parlamento  trasformando le elezioni in una successione ereditaria, e addirittura per nomina, dalle vecchie alle nuove nomenclature degli stessi partiti già insediati nel sistema.
Il compito della governabilità deve ricadere sulla politica, e in particolare sui partiti che a ciò sono deputati dalla Costituzione. Ai partiti deve pertanto essere restituito il ruolo loro attribuito dall’art. 49 della Carta che li ha individuati come gli strumenti attraverso cui, con metodo democratico, i cittadini concorrono alla determinazione della politica nazionale. Se essi non esercitano più questo ruolo, se sono rottamati o liquidati nella pubblica opinione, e non sono sostituiti da altri strumenti, non c’è più alcun concorso dei cittadini alla determinazione della politica nazionale; l’unica facoltà dei cittadini resta quella di eleggere dei rappresentanti, a cui è delegato tutto il potere, ma allora in questo caso è ancora più importante che la rappresentanza del popolo in Parlamento sia autentica, e non artefatta e infedele grazie a truffe elettorali.
Spostare l’accento dalla governabilità per via di artifici elettorali alla governabilità per via politica, significa aprire una fase di ricostruzione e rivalutazione dei partiti. Essi sono oggi giustamente in crisi, anche perché non sono stati assistiti da una legislazione che ne esaltasse il ruolo e ne garantisse l’integrità. A questa legislazione è ora necessario mettere mano, mediante riforme che forniscano ai partiti un vero statuto di diritto, ne garantiscano la democrazia interna e il “modus operandi” democratico, ne assicurino la trasparenza, li rendano responsabili in sede civile e  penale e ne promuovano l’efficacia.
Non per tornare a fare dei partiti il nuovo “Principe”, ma per restituire ai cittadini la vera possibilità di essere sovrani.
Si deve infine rilevare il rischio politico comportato dalla legge elettorale concordata tra Berlusconi e Renzi. La soglia premiale del 35 per cento è così bassa da permettere fin dal primo turno quella instaurazione del regime berlusconiano che inutilmente è stato perseguito per vent’anni. Di fatto Berlusconi ha accettato il secondo turno perché conta di vincere al primo; e nella diaspora del Partito Democratico, che sotto la direzione di Renzi vede compromesso l’intento originario di una integrazione tra le ex culture democristiana e comunista, questo risultato diviene possibile. Il Partito Democratico, fallito il progetto antideologico del bipolarismo in cui aveva creduto, rischia di non sopravvivergli. Esso però potrebbe recuperare un suo ruolo nella storia della democrazia del nostro Paese se si proponesse al suo elettorato come una forza in grado di fronteggiare la vera sfida ideologica  che oggi è in atto: quella che viene dai nuovi poteri economici e finanziari  ascesi grazie alla diserzione della politica e lasciati liberi di perseguire i loro obiettivi antisociali dalla debolezza della democrazia e dalla mancanza di forze in grado di contrastarli sul piano politico.   
Raniero La Valle

venerdì 24 gennaio 2014

GENERAZIONI DELUSE......OFFESE.......UMILIATE !!!

24 gennaio 2014
Nella realtà sociale del nostro Paese continua ad essere spesso sottaciuto il problema di intere generazioni di giovani dimenticati, delusi e umiliati dall'arroganza di quelle generazioni di anziani che hanno "occupato" il potere negli ultimi 30 anni!!! Personalmente ho colto, durante la trasmissione di Santoro, nel linguaggio del parlamentare grillino Di Battista......l'odio non solo nei riguardi  di una intera classe politica ma anche nei riguardi di quelle generazioni di padri e nonni che hanno non solo determinato la rovina economica del Paese ma anche soffocato le potenzialità, le competenze e l'entusiasmo di quei trentenni e quarantenni che oggi gridano vendetta !!! Si potrà non essere d'accordo con il programma grillino ma è evidente tuttavia che "il tutti a casa" del comico genovese coglie lo stato d'animo e il desiderio di rivolta di quei giovani umiliati da una classe dirigente, che, a tutti i livelli, ha demolito il patrimonio culturale, morale e civile del nostro Paese ! Sono tanti ormai coloro che si rendono conto dei danni morali, economici e sociali provocati da una insulsa e corrotta classe dirigente allorchè improvvisamente si scopre che giovani preparati e ricchi di passione politica sono stati relegati in una condizione servile di umiliazione professionale e morale! Mi sono chiesto.....quanti sono oggi nel nostro Paese i Di Battista che si presentano forse con un linguaggio che non ammette repliche...quasi arrogante, ma che certamente è il frutto di uno stato d'animo di grande sofferenza morale e psicologica??? E' questo oggi il dramma di giovani che non sono più disposti a "costruire" insieme con gli anziani il futuro dopo tante ...troppe illusioni e che non accettano più il dialogo nemmeno con qualche coetaneo ammesso nelle stanze del potere e perciò ritenuto omologato e perfettamente integrato nel sistema!!!

mercoledì 20 novembre 2013

ODIO GLI INDIFFERENTI ! Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere
partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e
partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è
vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza
opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma
opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti;
è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede,
il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli
uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi
che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere
uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra
l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da
alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la
massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra
sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno
naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha
voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano
pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto
anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere
inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura
che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che
succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa
nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono
partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti!

martedì 12 novembre 2013

PAURA E SUDDITANZA


Il ventennio berlusconiano ci ha lasciato in eredità non solo la devastazione dei valori politici e morali ma anche una generalizzata condizione di sudditanza rispetto a chi esercita il potere "da padrone delle ferriere"! Incarichi e nomine nei posti nevralgici del potere sono stati distribuiti a chi dimostrava la propria fedeltà al padrone e a chi aveva dato prova del più bieco servilismo! Un sistema di potere e una rete inestricabile di affari che hanno contaminato anche il partito democratico non solo nei gruppi dirigenti a livello nazionale ma anche nelle strutture di base del partito denominate "circoli", probabilmente perchè le intese affaristiche dovevano .....circolare nel gruppetto degli amici degli amici in stretta connessione con il notabile di turno! La Politica è stata massacrata proprio dove doveva celebrare il suo trionfo cioè nei circoli nel momento dei vari congressi in cui le varie mozioni sono diventate carta straccia, sacrificate alla conta di iscritti inesistenti e di delegati-sudditi dei vari Kapo, impegnati a prendere possesso delle varie poltrone a cominciare dalle segreterie e dei vari direttivi di circolo. Sia a destra che a sinistra aleggia quà e là  la paura del suddito, che non riesce a rialzare la schiena in quanto schiacciato da chi, senza alcun pudore, utilizza il potere economico personale per comprare e per corrompere e da chi, in ragione del proprio ruolo, mette in atto il sistema del voto di scambio! Sudditanza e paura investono soprattutto i giovani ,che non avendo nemmeno una personale autonomia economica, si guardano bene dal contrastare il notabile o il faccendiere di turno! Chi pone il problema di una cittadinanza irrispettosa del potere o di un risveglio culturale e politico in questo momento storico rischia di fare la figura del don Chisciotte ! Chi critica o dissente è spesso considerato "voce fuori dal coro" , un folle che non sa quel che dice. Don Sturzo a chi aveva paura si rivolgeva con il suo motto "siate liberi e forti".......è un messaggio che va indirizzato a tutti indistintamente.....alle varie associazioni anch'esse attanagliate dalla paura, sia quelle laiche che quelle religiose, ai giovani che si sentono umiliati, a chi in ragione del proprio ruolo potrebbe operare per una società più libera e più democratica. Si tratta di non lasciare solo chi opera per il cambiamento e soprattutto di acquisire la consapevolezza che tutti insieme è possibile far crollare il potere degli analfabeti politici e degli affaristi !!!

venerdì 8 novembre 2013

ULIVI.....ULIVO......PD E BATTERIO-KILLER !!!

7 novembre 2013 alle ore 15.21
E' accaduto come ai nostri poveri ulivi (incredibile la simbologia!)...un batterio killer  ha contagiato irrimediabilmente anche il PD nel momento della sua fondazione! Nel caso degli ulivi forse si brancola ancora nel buio e non si sa ancora come debellare il batterio, nel caso del PD il batterio non solo si è evidenziato nella sua drammaticità nell'atto di nascita ma in tanti sono riusciti anche a dargli un nome......P come Potere e  A come Affari !!! Il PD non nasce dalla base.....nasce dall'incontro di due gruppi dirigenti...Margherita e DS....che apparentemente parlano di partito plurale e progressista...in realtà si concentrano tutti sulla spartizione delle poltrone attraverso Consorterie chiamate Correnti...non di pensiero....correnti intese come conti correnti!!! Questi dirigenti hanno lasciato il segno dal vertice fino a toccare la base del Partito Democratico, contaminando anche quella parte sana del partito....presente nei vari circoli in tutto il Paese! Si è affermata sempre più l'idea che il partito o il sindacato è solo il trampolino di lancio per i traguardi più ambiziosi o nei Consigli d'Amministrazione o per qualche poltrona nei vari Consigli Comunali, Provinciali, Regionali, riscaldata per qualche anno, in attesa del gran salto in Parlamento!!! Certo.....si dirà che non si può fare di ogni erba un fascio ma è innegabile che, se oggi il Partito è un ammasso di rovine,ciò è dovuto al fatto che dappertutto clientelismo, arrivismo, familismo hanno fatto terra bruciata dei valori fondamentali di una politica con la P maiuscola! I segretari a livello nazionale sono stati fatti fuori dai notabili del partito in rapida successione.......nei circoli i vari segretari, anche quelli regolarmente eletti, si sono subito asserviti ai potentati locali...spesso controllori non solo del partito ma anche gestori diretti a livello amministrativo! Una rete di poteri che, nel tempo, si sono intrecciati tanto da risultare inestricabili ........con uno spettacolo desolante di circoli usati alla bisogna, con congressi-farsa gestiti dai signori delle tessere, con rapporti sempre più stretti tra le correnti del partito e i poteri finanziari!!! No.....se questo è stato il percorso tracciato dai notabili.....a tutti i livelli......oggi non possiamo meravigliarci nè dei 101 impallinatori di Prodi nè di aver portato questo partito all'alleanza...terrificante con chi ha portato il Paese alla rovina!!!  Rimane...dopo questa devastazione di idee e di valori, forse ancora una minoranza a cui spetta il compito non solo di celebrare la fine ingloriosa di un PD mai nato ma anche di cercare nuove vie,non solo per salvare il patrimonio culturale della Sinistra, ma anche per combattere e isolare il sistema melmoso dell'affarismo e dell'antipolitica !!!

lunedì 14 ottobre 2013

IL TRIONFO DELL'INDIVIDUALISMO IN UNA COMUNITA' SMARRITA !!!


Nel nostro Paese, spesso, sono i peggiori ad essere chiamati al governo della cosa pubblica....è una constatazione che ormai fanno in tanti e, del resto ,se non avessimo avuto una pessima classe dirigente in questi ultimi vent'anni..non sapremmo oggi spiegarci il perchè di una crisi morale prima che politica ed economica !Generalmente i peggiori conquistano il potere quando una Comunità non si pone affatto il problema di sbarazzarsi della personalizzazione della politica. L'individualismo in politica fa sempre a meno dei partiti in quanto il leader ha come punto di riferimento soltanto se stesso e i suoi fidati elettori e non un partito, che è il luogo dove il potere assoluto del leader è generalmente contrastato e quindi limitato! Quando una Comunità si è riconosciuta nella personalizzazione della politica per decenni, i danni sono rilevanti al tessuto sociale e all'economia di quel paese o di quella città. Se poi la leadership si è affermata con la violenza del linguaggio e con la diffusione dei veleni nella Comunità, ciò vuol dire che era già ben predisposto il terreno da parte di una subcultura del corpo sociale, in cui elementi...... particolarmente apprezzati.... sono sempre stati il basso grado d'istruzione e il pressapochismo valoriale e politico! E la domanda che emerge prepotente, dopo venti o trent'anni di "dittatorelli" in politica, è terribile ....sarà un giorno possibile ripristinare la convivenza sociale e il sistema democratico in una Comunità che non ha mai avviato seriamente  un bel percorso di cittadinanza attiva? Spesso, anche in un piccolo paese, il problema è innanzitutto di capire su cosa si possa fondare il carisma e la leadership di personaggi alla Scilipoti o alla Raggi...........qualcuno a volte si chiede...... perchè questi degni rappresentanti dell'analfabetismo politico riscuotono un certo successo a cui fa seguito un largo consenso ? Una Comunità che soffre di una lunga deprivazione culturale, sociale e politica, purtroppo, non solo non riesce ad alzare la testa di fronte a chi grida nelle piazze e inveisce contro l'avversario di turno ma spesso nutre un senso di venerazione della mediocrità! Spesso diventa rilevante in alcuni (che cittadini non sono) il riconoscersi nel Kapo e nelle sue volgarità perchè vedono in lui il segno di un riscatto sociale e persino culturale ...........addirittura una concomitanza di interessi laddove è fin troppo evidente che è inesistente ! Per una città o un piccolo centro che ha vissuto e vive queste difficoltà.... la notte sarà molto lunga, anche perchè chi di dovere, pur avendone i requisiti culturali , politici e persino umani e spirituali, rimane in un silenzio assordante di fronte al degrado politico, sociale e morale, che, nel tempo, ha eroso il senso più profondo delle relazioni e dell'identità di una Comunità!!!

venerdì 11 ottobre 2013

UNA COMUNITA' PUO' RECUPERARE IL SENSO DELLA RELAZIONE ?

Come ricostruire le relazioni e l'impegno sociopolitico in una Comunità dilaniata da lotte intestine, tra gruppi avvinghiati ad alcune figure carismatiche? Tante piccole Comunità, forse anche il paese in cui vivo, non riescono a trovare una via d'uscita dal degrado socioeconomico e morale perchè considerano irrilevante il degrado delle relazioni. La qualità della vita di una Comunità è direttamente proporzionale al miglioramento delle relazioni fra le persone, fra i gruppi, fra le varie associazioni. Ma quando le relazioni migliorano? Quando si passa dal trascendimento degli interessi particolari e dell'autoreferenzialità alla produzione di servizi concreti e di beni relazionali collettivi, accumulando capitale sociale e disponibilità umana da mettere al servizio degli altri. Ma qual è la motivazione che può spingere i cittadini di una piccola Comunità a prendere parte a processi di costruzione collettiva? E' il senso di appartenenza, è quel sentirsi parte ,che mette in moto riconoscimenti e reciproci affidamenti , quel guardarsi negli occhi e dirsi "sì, insieme ce la possiamo fare"! Ma se non sono ancorati fortemente i legami e i sentimenti di Comunità in cui i cittadini ritrovano le proprie radici di senso...allora anche le "belle iniziative"....come quelle delle Consulte o la proliferazione associazionistica non riescono a creare le condizioni per lo sviluppo della realtà economica, politica e sociale. La qualità delle azioni in una Comunità è strettamente dipendente dalla qualità dei legami che i singoli e i gruppi riescono a stringere fra loro. Quando non si avviano processi di chiusura autoreferenziale, l'interazione mette in rete idee, risorse e possibilità di soluzioni dei problemi comuni, producendo responsabilità per il Bene Comune.Spesso....dopo campagne elettorali in cui hanno prevalso le invettive personali e non le proposte per la rinascita morale ed economica della Comunità, le divisioni non solo restano come profonde ferite ma si aggravano perchè non esiste più un clima di fiducia e di riconoscimento reciproco. In questo caso, invece, si dovrebbe favorire un grande processo di apprendistato educativo alla cittadinanza, prefigurando percorsi (delineati da chi amministra e da tutte le associazioni, nessuna esclusa) che consentano a tutti i soggetti sociali di formarsi in quanto cittadini. In definitiva....si tratta di far nascere un'identità collettiva solidale e cooperativistica , che non si può verificare solo nelle ricorrenze tradizionali civili e religiose, ma dovrebbe essere sempre il fiore all'occhiello per una Comunità che si vuole bene. Per concludere.....se si vuole dare il via a un concreto processo di cambiamento, in una grande assemblea in cui nessuno è escluso, in un confronto libero e appassionato sui problemi della Comunità, si recuperi.....senza infingimenti e diffidenze reciproche..... il senso di appartenenza alla Comunità (abbandonando le appartenenze legate a interessi particolari o a personaggi "carismatici".....queste appartenenze si alimentano con i veleni e si esaltano con le divisioni) e ci si impegni per far trionfare il senso di una cittadinanza sociale attiva!

giovedì 10 ottobre 2013

L'AGORA'.......LA DIGNITA' DELLA PAROLA !!!


La piazza...l'agorà, il luogo per eccellenza della Politica, dell'incontro e del confronto delle idee, il luogo della democrazia diretta, quando, tanto tempo fa, i cittadini erano chiamati a decidere sui problemi concernenti la polis ossia la comunità! La piazza era il simbolo della democrazia, era il luogo dell'esaltazione della parola nelle straordinarie orazioni che erano impregnate sì di vis oratoria ma anche e soprattutto di amore per la cosa pubblica e di rispetto della dignità di chi argomentava con opinioni diverse sui temi oggetto del confronto nella piazza! La piazza dovrebbe anche oggi essere il luogo sacro in cui si costruisce la democrazia, in cui ci si educa all'esaltazione dei valori della convivenza civile, alla consapevolezza della ricchezza del confronto delle idee e delle proposte per la crescita umana, spirituale e civile della Comunità. Quando i cives perdono il ben dell'intelletto , facendo violenza alla dignità più profonda della parola, allora oltraggiano direttamente l'agorà, il luogo della democrazia, meritando il biasimo e il disprezzo dell'intera Comunità!

lunedì 7 ottobre 2013

LA PAURA E IL CORAGGIO ......... fiaba dedicata alle Comunità....dormienti !!!


Tanto tempo fa, in un posto nascosto del mondo, esisteva un villaggio popolato da strani abitanti. Qui vivevano le emozioni ed alcuni elementi della natura, che stanchi di essere maltrattati dall'essere umano, decisero di rifugiarsi in questo paese fantastico!
Passeggiando per i campi verdi e in fiore, si scorgevano quà e là delle casette. In una di queste abitava il Sole, in un'altra l'Amore, in un'altra ancora la Gioia e ce n'erano davvero tante. Sorprendente che tutte vivevano in grande armonia e fratellanza!
Un giorno, però, arrivò un'emozione molto potente a turbare la vita serena degli abitanti....la Paura! Più determinata che mai, questa cominciò a bussare ad ogni casetta. La prima fu quella del Sole, che venne sorpreso durante il suo momento di riposo. Toc-toc :"Chi sarà mai, a quest'ora della notte?" si chiese il Sole. Una voce rauca, cupa, tremolante e alquanto inquietante, rispose: "SONO LA PAURA, APRI LA PORTA!". Il Sole si terrorizzò, si nascose sotto il letto e non uscì più! Da quel giorno fu sempre notte!
Il giorno dopo, la Paura andò a bussare alla porta della Felicità. Anche lei si spaventò a morte e si chiuse in casa.
Da quel giorno le lacrime scendevano tremolanti sulle guance di tutti. Nessuno più...fu felice!
Orgogliosa di quanto stava accadendo, la Paura decise di rimanere nel villaggio e di portare visita a tutti gli altri abitanti, in modo da limitarli nelle loro casette.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, essa continuava il suo cammino distruttivo, fino a quando gli abitanti si trovarono a vivere in un posto senza stagioni e senza emozioni!!!
Mancava solo una casetta alla quale non aveva ancora bussato. La Paura non sapeva chi vi abitasse ! Toc-toc :"SONO LA PAURA, FAMMI ENTRARE, MANCHI SOLO TU!". Una voce forte, ferma e sicura rispose dall'interno :"TI ASPETTAVO DA TANTO TEMPO, ARRIVO SUBITO!". Appena la porta si aprì...PUFF!!! La Paura si sbriciolò in mille pezzettini, fino a diventare cenere...e sparì per sempre!!!
Questa volta ad aprire la porta.........era stato il CORAGGIO!!!      (G.M.)

sabato 5 ottobre 2013

COMUNITA'.......COESIONE SOCIALE...........PRATICHE VIRTUOSE !

Una Comunità si apre alle pratiche virtuose quando vive relazioni positive di straordinaria coesione sociale. Talvolta anche piccole Comunità hanno difficoltà non solo a progettare pratiche virtuose ma persino a percepire il senso più profondo del Bene Comune perchè "dilaniate" dalle divisioni,determinate dalla personalizzazione della politica e dallo sventolio della propria bandiera o della bandiera del proprio gruppo d'interesse! Una cultura individualista e l'indebolimento delle relazioni di solidarietà a tutti i livelli, l'affermazione del motto antidemocratico"chi non è con me è contro di me" , le fratture persino a livello "intergenerazionale", unitamente ad una verbosità volgare e irrispettosa della sensibilità dell'altro, diventano ostacoli....muri d'incomprensione che si riflettono negativamente non solo sulla qualità delle relazioni ma conducono al degrado sociale, culturale e,di conseguenza, economico della Comunità. Sarebbe bello e significativo che una Comunità cominciasse a parlare di pratiche virtuose per il reperimento di fondi in un momento di grave crisi economica e finanziaria per le varie realtà locali.  Una Comunità in primo luogo dovrebbe attivarsi per la promozione di progetti che migliorino e sviluppino i rapporti sociali, deteriorati dalle autoreferenzialità anche a livello associativo e dai comportamenti di servilismo e di arrivismo, messi in mostra per la compiacenza dei "potenti" di turno! Ai progetti di coesione sociale non servono atti estemporanei e spesso inconcludenti di un volontarismo fine a se stesso....... non solo non si creano le premesse per superare le divisioni ma spesso diventa alibi perchè nulla cambi!Occorre, invece, impegnarsi per comprendere le ragioni di una Comunità bloccata nella sua latente voglia di relazioni positive e per definire una strategia culturale coraggiosa , gestita dalle parrocchie e dalle varie associazioni, volta a superare la pseudopolitica dei personalismi e delle diffidenze reciproche per gettare le basi di una solida coesione sociale e quindi del percorso delle pratiche virtuose , scritto a più mani (Comune, associazioni, partiti, singoli cittadini).

giovedì 26 settembre 2013

C'ERA UN PAESE..........(ITALO CALVINO)

 C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, ne’ che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti piu’ o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perche’ quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ piu’ capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioe’ chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gia’ aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perche’ per la propria morale interna, cio’ che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalita’ formale, quindi, non escludeva una superiore legalita’ sostanziale. Vero e’ che in ogni transazione illecita a favore di entita’ collettive e’ usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se’ una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioe’ poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivita’ lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiche’ in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivita’ che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilta’ poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cosi’ come in certe localita’ all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziche’ il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicita’ passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivita’ illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziche’ di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosi’ che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilita’ nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi’ tutte le forme di illecito, da quelle piu’ sornione a quelle piu’ feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilita’ e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, ne’ patriottici, ne’ sociali, ne’ religiosi, che non avevano piu’ corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cosi’, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtu’ sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per se’ (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute piu’ nascoste; in una societa’ migliore non speravano perche’ sapevano che il peggio e’ sempre piu’ probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le societa’ durate millenni s’era perpetuata una controsocieta’ di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocieta’ che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare "la" societa’, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societa’ dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di se’ (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocieta’ degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversita’, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno piu’ dire, di qualcosa che non e’ stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’e’.
L’apologo di Calvino è stato diffuso da: La nonviolenza in cammino, numero 1337 del 25 giugno 2006

lunedì 23 settembre 2013

IL PD? UNA FINE.....DAVVERO INGLORIOSA !


Il PD? Non è più un partito.....agli occhi di chi è osservatore ormai disincantato si presenta piuttosto come una bella torta che ...i soliti stanno cercando di spartirsi ma  non hanno ancora capito di che pasta è fatta la torta! I partiti? Non ci sono più! Il Pd esiste ormai solo per i dirigenti nazionali.....per quelli della Direzione nazionale perchè la base con alcuni dirigenti locali sono ormai concordi nell'affermare che quel partito, voluto fortemente anche da un certo Prodi, non esiste più. Dopo la tristissima vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica, qualcuno si augurava un Congresso in tempi ravvicinati che avrebbe dovuto sancire una separazione....un divorzio nel PD ma anche per i divorzi occorre coraggio, un coraggio che il PD non ha e non può avere in questo momento. Ora c'è solo una constatazione da fare : il PD non c'è (ma questo non interessa molto ai D'Alema e ai Fioroni) perchè in questi anni ha coltivato solo due ambizioni: quella di rafforzare i vari gruppi di potere nel partito e quella di cercare di possedere Banche con cui distribuire posti e incarichi. Sono state le uniche due ambizioni coltivate e concretizzate con grande impegno! Poi c'è il ventennio di vicinanza alla Destra del Caimano, venti anni trascorsi insieme, a destra e a sinistra sempre gli stessi uomini che, in modo naturale, hanno dato vita ad una Casta di "intoccabili" con un PD sempre pronto a fare opposizione "responsabile" cioè ad accogliere i progetti berlusconiani tanto che oggi si può affermare che il Governo attuale rappresenta la tappa finale di un percorso d' amore , che è andato via via crescendo nel tempo! Adesso insieme si preparano a dare l'assalto alla Costituzione per consolidare una straordinaria intesa che è prima culturale e poi politica! Bisogna ora celebrare un Congresso che probabilmente eleggerà soltanto un nuovo segretario e non si occuperà d'altro....del resto di cosa si dovrebbe occupare? Nemmeno del funerale del PD.....infatti quello è stato celebrato con la carica dei 101 (a proposito....e i nomi di quei signori? )

domenica 8 settembre 2013

LA LIBERTA' DELLA RAGIONE CHE RISCHIARA !

Quante certezze oggi  rigurgitano da una pseudocultura coltivata da improvvisatori, dilettanti e propagandisti interessati! La cultura è un'altra cosa...la cultura è valutazione di tutto e di tutti gli elementi, è puro esercizio del dubbio e non è mai oracolo che detta le scelte definitive! Talvolta si dice che chi fa cultura non può relegarsi in un angolo ma chi fa cultura non ha bisogno di gridare in piazza, ha una sua filosofia militante, molto diversa da quella degli indottrinati al servizio di chi è al potere! Chi fa cultura grida ai quattro venti il diritto alla libertas philosophandi, che è la prima condizione di dignità dell'uomo! Chi fa cultura è scomodo .....sempre.....per il potere..... perchè con i suoi dubbi sconvolge il potere costituito !Chi fa cultura è scomodo anche per i "dormienti" che si sentono "disturbati" dal lancio di qualche pietra nelle acque ormai putride del degrado sociale, politico e morale perchè stagnanti!
Spinoza scriveva a un amico "Queste turbe non m'inducono nè al riso nè al pianto, ma piuttosto a filosofare e ad osservar meglio la natura umana...Lascio, dunque, che ognuno viva a suo talento e che chi vuol morire muoia in santa pace, purchè a me sia dato di vivere per la verità" (Ep., XXX).
Spinoza chiarisce allora perfettamente qual è l'impegno di chi fa cultura......è impegno per la verità!!!

sabato 7 settembre 2013

CINQUE SEMPLICI REGOLE PER NON ESSERE NE' QUALUNQUISTA NE' SUDDITO!

La prima....non essere suddito servile del potere ma cittadino consapevole.....come? Leggi la Costituzione .....è la sua conoscenza che ti dà una carica di dignità civica!!!

La seconda regola.....non chiamare onorevole un deputato nè eccellenza un ministro perchè ti abbassi al livello di suddito........forse è il deputato che ti dovrebbe chiamare ..onorevole!

La terza regola..........sii portatore di democrazia.......ossia insegna l'educazione civica....persino a chi è diventato ministro per i bizantinismi politici e opera soltanto come uomo di potere. L'educazione civica va insegnata anche ai tanti cittadini che si preoccupano dei loro affari e affidano la cosa pubblica ai mestieranti della politica.

La quarta regola........per la difesa dell'ambiente non basta protestare ma bisogna denunciare......è solo il cittadino che denuncia mentre il suddito.....mugugna!

La quinta regola.......nel momento di riflessione serale il cittadino si chiede.......cosa ho fatto io oggi per la Comunità di cui faccio parte? Mi sono divertito abbuffandomi in qualche banchetto luculliano? Mi sono preoccupato del mio arricchimento culturale ed economico oppure ho posto il mio piccolo tassello nel grande puzzle dei problemi che attanagliano la vita dei miei concittadini?